giovedì 11 settembre 2025

La stanza dei bottoni

Questa posizione non mi ricorda niente di particolare. Non è un problema da risolvere. Eppure basta un niente per scatenare emozioni più o meno casuali, come l'imbarazzo o la rabbia. L'imbarazzo per aver giocato così male che chissà cosa il mio avversario pensa di me. La rabbia per aver giocato così male che adesso non capisco nemmeno più cosa ci sto a fare qui, perché è finita come è finita e perché è iniziata. Ma in fondo l'inizio è l'unica cosa a cui si può fare affidamento. L'inizio spiega quello che segue, lo illumina e ne delimita l'andamento. Come il servizio nel tennis, o la prima mossa di una partita di scacchi. L'inizio è così potente che domina persino l'identità, ciò che uno pensa di essere, perché in fondo non siamo condannati a un essere generico che trova proiezioni nelle singole situazioni, siamo invece sfuggenti a un'identità definita. Forse non ci credevo neanche all'epoca.

Voler vincere non è una cosa scontata. Ci sono situazioni, probabilmente molte o comunque almeno la metà, in cui dopotutto quello che voglio è perdere, farmi trascinare dagli eventi, essere uno spettatore della mia stessa vita, vederla passare davanti a me come un film di cui non sono il protagonista. Gli altri sono i protagonisti, ognuno di loro, non turbati da disequilibri o pensieri bloccanti fanno pura azione di se stessi, pura intenzione, e voce.

È impercettibile a volte, una lievissima sensazione si manifesta. Lievissima, quasi non c'è. Un dubbio nelle profondità dell'inconscio. Si può scegliere di ignorarla e ridere di lei, ma comunque ha trovato il suo posto. È un posto scomodo, è una posizione inutile, se ne parla come di un fiocco di neve che cade insieme alla pioggia e però si scioglie subito, anche prima di subito. Quasi non c'è e, se c'è stato, quasi non c'è mai stato. Ma qualcosa in qualche momento si è manifestato. E qualcuno ha preso una decisione durante l'esistenza insignificante di quel fiocco di neve freddo in mezzo a pioggia tiepida. E quella cosa che quasi non c'era ha comunque avuto un rigurgito di orgoglio nella sua quasi non esistenza. Una sensazione che è durata un secondo, meno di un secondo, e tuttavia era importante. Potrebbe esserci un'intera quarta dimensione invisibile, tutta fatta di neve, appoggiata su uno spazio tridimensionale fatto solo di pioggia, e fatalmente lo spazio tridimensionale è tutto quello di cui ho esperienza.

Il punto è che qualcuno ha deciso qualcosa su quel fiocco di neve e forse quel qualcuno non sono io. Ma non perché io non abbia il controllo sulla mia vita, forse io non esisto, esiste un agglomerato di materia organica che si rinnova periodicamente. Chi ha deciso dove mettere quel fiocco di neve avrà il potere quando quel fiocco si manifesterà in dimensioni maggiori, o minori, a seconda del punto di vista.

Forse non è che quel fiocco di neve quasi non esisteva, forse la verità è che io quasi non lo vedevo, ma c'era. Forse non sono mai stato attento, veramente attento, ho preferito ignorarlo. Razionalizzarlo. Ma qualcosa ha il controllo su quella sensazione, una sorta di intelligenza emotiva.

Il commediante da strada deve smettere di fare il coglione, camminare è una cosa seria. Ascoltarsi è una cosa seria. Cosa voglio? L'amore come prima scelta. Se non ce l'avete in magazzino, allora prendo una Ipa.

Penso che il giocatore abbia finito di fare la sua mossa, è sembrata un'eternità. Prima ero in una casella, adesso sono in un'altra, che ha anche un colore diverso. Devo essere un cavallo. Credo di essere ancora in gioco. Forse non ho ancora il controllo sulla mia vita, ma presto ne avrò di più. Presto capirò chi sono e che mosse posso fare, e forse un giorno giocherò la mia mossa autonomamente. Sono solo pensiero e niente azione? Se mi pongo questa domanda, la risposta probabilmente è sì.

domenica 1 aprile 2018

L'inizio della partita

Isotta è un sole di febbraio in Brasile. Non è chiaro come il pensiero si possa ridirezionare perché punti ad un unico scopo, e l'oggetto della sua paura la elude. Remo la chiama al cellulare, dopo aver passato imbarazzanti minuti senza sapere come digitare il numero o ormai come digitare la parola che la identifica. Non è importante sapere cosa si sta facendo o dove si sta andando, l'importante è rimanere fedeli alle proprie idee, e non smettere mai di giocare. Preme il tasto "chiama". Lei risponde, si scambiano sospiri e sorrisi che nessuno dei due può vedere. Comincia a piovere, il rumore alternante si scambia con le conversazioni d'occasione. Forse la nostra relazione è davvero uno scambio spirituale, e non c'è bisogno attendere che spiova. Uno scambio di parole che va oltre l'oggetto grammaticale e si perde in assuefazioni che forse nemmeno una sigaretta saprebbe dare. Il dialogo sembra precipitarsi verso un bacino accogliente di silenzio che poi in effetti dura una decina di secondi. Un silenzio dolce e interessante, in cui in qualche modo entrambi riescono a dimenticare che il loro alternato scambio di impressioni sul mondo convergerà in qualcosa di molto meno stratificato di quanto è sembrato al momento della sua creazione. Si è persa una goccia nell'acqua del bacino, ora è indistinguibile dalle altre e si cristallizza una sfera di coscienza, che alimenta quella che ancora non sa di essere infinita. Qualcuno piange. Ricomincia il dialogo, e la stratificazione riprende a fare il suo gioco, fuori dalla finestra l'andirivieni di gente che tutto sommato si accontenta delle briciole.

Facciamo così: tu frantumi il pane e io ne mangio le briciole. Se e quando sarai sazia o soddisfatta delle cadute emotive e intensità di cui comunque non hai mai fatto a meno mi farai un cenno e io smetterò senza nemmeno discutere.

Torna un nuovo silenzio tra i due, è ora di incontrarsi, stabiliamo le coordinate spaziali e temporali e atteniamoci ad esse, stiamo fedeli ad esse e manteniamoci stabili nell'attesa come se fosse vuota e la vita non la riempisse ad ogni secondo, giustificando se stessa ad ogni secondo e dando senso a tutto quello che a un'analisi raffinata risulta essere un vuoto di significato. Riagganciano. Remo prende la scacchiera ed esce di casa. Isotta apre la finestra e guarda le persone che animatamente discutono riguardo cose che riescono inspiegabilmente a preoccupare percorsi di elettricità che ricadono in forma liquida alimentando risposte e nuove domande. Il camminare cadenzato di Remo mentre si dirige a casa di Isotta non lo distrae da frenetiche sequenze di mosse sulla scacchiera, programmate e in fase di costruzione. La pioggia si dirige verso la sua fine, alimentando la creazione e allo stesso tempo dimenticando la meraviglia che l'ha introdotta nella vita di Remo nel momento in cui una sfera di coscienza stava lasciando il posto allo sgorgare inesauribile di idee interrotto da un'ennesima scelta sbagliata: probabilmente un giorno la vita di centinaia di persone sarà appesa a un'andatura, uno stile di slancio della gamba e la scelta di quale gamba slanciare per prima. La pioggia smette del tutto. Le due linee di elettricità si ricongiungono e scompare la luce. Remo bussa alla porta di Isotta e si prepara a poco premurose sequenze obbligate di scelte tutto sommato intercambiabili e poco importanti, ma che in realtà definiranno non solo la sua vita ma quella di tutti coloro che si accontentano di smuovere tremende onde di idee sfiorando l'aria con le dita.

domenica 23 aprile 2017

Cospirazione interna

I want to prove that I don't exist. For this it suffices to prove that I am a god, since then my non-existence will follow.
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Whosoever is delighted in solitude is either a wild beast or a god. (Aristotle)
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I am reduced to show that I am delighted in solitude and not a wild beast.


sabato 29 ottobre 2016

Domande

Come funziona un microscopio?
Cosa è piccolo?
Come si sta bene da soli?
Come si sta bene insieme?
Come si fa a collaborare?
Come si trova la propria passione?
Qual è la definizione di giusto e sbagliato?
E' più giusto dire sì o dire no?
Accettare o rifiutare?
Cosa ci fa sopportare lo stress?
Cosa significa lavoro?
Cosa significa svegliarsi?
Come interpretare i sogni?
Cos'è l'abisso?
Cos'è la solitudine?
Come si sceneggia un fatto?
Qual è il frutto più buono?
Qual è il condimento perfetto per l'insalata?
Cosa rappresenta il cielo?
Come si pensa in termini astratti?
Perché si pensa in termini astratti?
Come ci si sente a non bere caffè?
Cosa vorremmo fare se fossimo totalmente liberi di scegliere?
Cos'è la libertà?
Perché abbiamo paura di sbagliare?
Come si dà vita a una pagina di tecnicismi?
Qual è il tuo film preferito?
Qual è il tuo libro preferito?
Dio esiste?
Abbiamo poteri magici?

martedì 14 giugno 2016

Filosofismo 1

Sono entrato nel dipartimento origami. La prima cosa che ho visto è stato un libro che spiegava come fare gli origami, la seconda, uno scaffale di libri di origami, la terza, persone che insegnavano come leggere i libri di origami a chi non ha mai visto prima un origami. La quarta, una zona caffè per la pausa. La quinta, una fila di laureati in origami, la sesta, lezioni teoriche su come interpretare le istruzioni dei libri di origami. La settima, carta con teoria della carta con su scritto come si piega la carta. Nel corridoio ho visto uffici con piegatori automatici della carta, la spiegazione di temi tipici frutto del retaggio di secoli e secoli di piegatura di carta. Poi ho visto gente che si vantava di saper piegare la carta, persone che facevano a gara a chi sapeva piegare la carta meglio. "Io una volta ho piegato otto cigni in due ore", cose di questo tipo. Poi ho visto scaffali di cigni di carta. Poi ho visto diplomi di piegatura di carta in ogni ufficio in cui sono andato. Poi ho sentito lezioni teoriche su come insegnare a piegare la carta. Era evidente che ero in un centro di piegatura di carta, dove evidentemente tutti sapevano piegare la carta e anzi erano esperti di questo settore. Ho visto piegatori di carta inizianti, avanzati, esperti, e titolari. Ho visto avanzamenti di carriera. Ho visto radunarsi le persone a decine per decidere come suddividersi i compiti di diffusione del piegamento della carta ai meno esperti, iniziative culturali di diffusione della storia del piegamento della carta, macchine piegatrici, fogli che si piegano da soli, scatole di carta in fila, stelle, poliedri, teorizzazioni del piegamento della carta. Esperti costruttori di macchine piegatrici. Uffici di gestione del personale, segreterie, uffici di coordinamento corsi, tesorerie.

Non per dire, ma non ho visto quasi nessuno piegare la carta. Ho visto persone che parlano di piegare la carta, ho visto persone che parlano di persone che hanno piegato la carta, e di quanto siano brave loro o le altre a piegare la carta. Ho visto insegnare a piegare, insegnare a insegnare a piegare e insegnare a insegnare a insegnare a piegare. Ho visto manifesti con origami bellissimi, foto di piegamenti straordinari, foto di piegatori straordinari, foto di annunciatori di piegatori straordinari e foto di annunciatori di annunciatori di piegatori straordinari. Ho visto studi minuziosi sulla vita dei grandi piegatori. Non ho visto piegatori. Quello che voglio dire è che ho visto moltissima teoria su come si piega la carta e i suoi risultati, ma non ho visto nessuno che la piegasse veramente. Al massimo ho visto novizi tentare e non novizi ridacchiare. Sembra che si possa piegare la carta solo finché non si venga considerati in qualche misura esperti piegatori, poi si prende il diploma e non lo si piega (si potrebbe mai piegare un diploma? Farne una gru che batte le ali?), e probabilmente si arriva a una tale venerazione della carta che piegarla diventa quasi un sacrilegio, anzi, chi prova a piegarla è in qualche modo dissuaso dal farlo.

Ho visto esperti piegatori sorridere con condiscendenza verso i novizi che approcciano l'arte, e a una richiesta esplicita di aiuto li ho visti far scendere il baricentro col respiro come a dire "adesso ti trasmetto tutto il mio sapere", ho visto contenitori venire riempiti e tappi venire avvitati, ho visto volumi di spazio venire occupati esattamente. Ho visto spazi definiti programmare il loro riempimento fino all'ultimo strato. Ho visto teorici teorizzare, filosofi filosofare e ho visto praticare l'arte del saper insegnare a praticare la teorizzazione del trasmettere ad essere capaci di fare, ma non ho visto fare, non ho visto far fare, non ho visto piegatori piegare, non ho visto pratici praticare, in sintesi, tra chi ha voglia di fare ho visto un sacco di paura di sbagliare. A me a volte sembra che i nuclei d'azione funzionino come frutti di buccia ultra spessa che più che proteggere il nucleo lo nascondono e lo strozzano, mentre ne tessono le lodi a chi non ne sa niente.


domenica 5 giugno 2016

Archetipi 2

Rieccomi davanti al bianco candido e sverginabile. Di cosa parliamo oggi? Abbiamo già aperto due porte, che sono gli Archetipi e lo Zen. Vogliamo aprirne un'altra o rimanere attaccati a queste due? Oggi ho riguardato Magnolia, che è il mio film preferito da un anno ormai. Probabilmente il mio film preferito non cambierà ancora per un po'. Mi piace avere un film preferito e un libro preferito. Il mio libro preferito è probabilmente Cent'anni di Solitudine, ma di recente ho letto I Fratelli Karamazov e devo dire che ha i numeri per contendere il primo posto all'altro. Dunque, come dicevo ho guardato Magnolia di nuovo, sarà forse la quinta volta. Non lo considero un film triste, anche se potrebbe benissimo essere considerato triste, e a ragione. A me piacciono le cose che vanno in profondità, perché il mondo non si può capire con immediatezza. L'immediato è la superficialità pura, non mostra niente. La corrente a cui oggi molti stanno aderendo è quella dell'immediatismo. E' un errore madornale e non meritiamo di commetterlo. L'illuminazione viene dopo almeno un'ora che si è immersi in qualcosa. Aspettarsi di essere illuminati dopo un minuto è pura illusione. Pura illusione.

Il centro della settimana è il mercoledì. Non abbiamo ancora scoperto nuovi giorni della settimana. Continuerà tutto a rimanere fedele alla divisione che abbiamo deciso, e non cambierà per una quantità ragionevole di tempo. Lo so che ho cambiato paragrafo, ma continuerò a parlare di film. Ultimamente sto guardando molti film. A parte Magnolia, gli ultimi tre che ho guardato e che mi sono in qualche modo rimasti impressi sono Kynodontas, che è uno dei film più strani che ho mai visto, e che probabilmente farò fatica a dimenticare (mi ricorda The Lobster, che è stranissimo pure quello), Inside out, la cui scena finale mi ha fatto piangere (per circa dieci minuti), e Il colore dei soldi, che ho trovato interessante anche se non straordinario. Guardare film è al momento il mio modo di rilassarmi e prendere una pausa dalla frenesia delle attività quotidiane. Ultimamente ho anche regalato una stella di carta. Forse farò qualche altro origami questi giorni.

Sottovaluto sempre l'importanza del sabato e della domenica. E' vero che la matematica mi riempie la vita, ma non mi devo dimenticare di quanto siano importanti anche le altre cose che colorano il mondo, per esempio le piante, gli animali e le persone. Quello che ci fa sentire vicini agli altri esseri viventi è l'appartenenza allo stesso regno, e ci schieriamo a seconda della specie a cui apparteniamo. Tempo fa fumavo ogni tanto, adesso non ci riesco più. Lo considero una cosa positiva. Secondo me fumare ha molto a che vedere con l'abbandono alle emozioni e la ricerca del provare qualcosa, quando non si ha voglia o capacità di indurre lo stesso effetto usando altri strumenti. In ogni caso questa settimana sono uscito un discreto numero di volte e non dovrei pensare troppo al fatto che sinceramente oggi ho voglia di stare qui a formulare pensieri usando parole. Ho sognato molte cose interessanti. La ricerca del nuovo, il progresso, sono esattamente quello che fa andare avanti il mondo, e non c'è bisogno di dire (anche se in realtà ce n'è un bisogno enorme) che rimanere attaccati a quello che già esiste è un ottimo modo per allontanarsi dalla comprensione del mondo. L'eterno amore è concentrato, produce amorincelli, soffici cumuli di pace che dedicano la loro esistenza al respiro. Inspirare, espirare. Il mondo dopo tutto si riduce a questo archetipo.


domenica 1 maggio 2016

Zen 1

Forse sono stato troppo ottimista quando mi sono proposto di scrivere una cosa al giorno. Forse è meglio rimanere su una cosa alla settimana. Oggi vorrei parlare di archetipi, perché gli archetipi sono una cosa che mi affascina. Ma non so esattamente come ci arriverò, dovrò prima sbrogliare la matassa. Oggi sono andato all'assone e ho fatto un giro in bicicletta, ho preso una bottiglietta di acqua di cocco per sei reais e ho ascoltato un signore che mi raccontava che l'educazione non viene dall'apprendimento ma dal pensiero, e altre amenità. Ricordo di aver cercato di definire l'intelligenza, perché ne avevo bisogno per conversare con un'amica - so che ci sono già tentativi di definirla, ma secondo me una caratteristica irrinunciabile e direi quasi caratterizzante dell'intelligenza è data dalla capacità - o meglio dalla voglia - di ascoltare. Non si è mai capito abbastanza e non si sa se si capirà mai tutto, ma la cosa irrinunciabile è ascoltare. L'intelligenza emotiva è la voglia di ascoltare se stessi. Ho sistematicamente rimpiazzato "capacità" con "voglia" in ogni mia formulazione, forse perché a questo punto della mia vita, nel mezzo dell'ikigai della mia vita, mi sono reso conto che arrivati veramente al punto, quello che discrimina tra l'essere e il non essere non sono le condizioni al contorno, non è la sfortuna - è la propria volontà. La volontà è inaudita. Ha un potere enorme e in ogni momento di disperazione dovremmo ricordarci che dentro di noi vive uno gnomo che fa succedere le cose semplicemente schioccando le dita - bisogna solo alimentarlo della volontà di far succedere una cosa specifica.

La mia arma è la penna. Lo è sempre stata. C'è una differenza enorme tra leggere e scrivere. Io vivo per quella sensazione di libertà immensa che mi dà un foglio bianco (senza righe né quadretti) e in mano una penna. Dicono che dovrei comprare una penna seria, ma avrei paura di perderla. Il bello delle penne usa e getta è che costano poco, e te ne puoi riempire la casa e le tasche. Puoi averne una in mano mentre vai al lavoro. Mi piacciono le penne. Detto questo, stavo parlando di archetipi, ma ancora non so se è arrivato il momento giusto. A volte sono completamente in balia della noia e della pigrizia - seguo le linee di minima energia - il principio dell'energia minima, non per niente dalle Lagrangiane si può ricavare l'equazione del moto. A volte mi faccio pena perché la mia felicità in genere segue direttamente dalla mia realizzazione lavorativa, nel senso che ne traggo troppo spesso stimoli emotivi che forse dovrei cercare altrove. In ogni caso oggi ho comprato una lampada di sale e ho letto un sacco di storie Zen, come per esempio questa.

Joshu chiese al maestro Nansen: "Qual è la vera Via?"
Nansen rispose: "La via di ogni giorno è la vera Via".
Joshu chiese: "Posso studiarla?"
Nansen rispose: "Più studi, più ti allontani dalla Via".
Joshu chiese: "Se non la studio, come posso conoscerla?"
Nansen rispose: "La Via non appartiene alle cose che si vedono; né alle cose che non si vedono. Non appartiene alle cose conosciute; né alle cose sconosciute. Non cercarla, non studiarla, non nominarla. Per trovarti su di essa, apriti immenso come il cielo".

L'ho presa da GEB, Goedel Escher Bach.

Mi è venuto in mente che la legittimità di una storia Zen è perlopiù il fatto di chiamarsi storia Zen, e non è così difficile scrivere storie Zen se si entra nello spirito. Fatemi provare. Spero che la voglia di provare non si esaurisca con l'esaurirsi dell'eccitazione della novità.

Un monaco chiese al maestro Nagi: "Maestro Nagi, qual è lo scopo della vita del monaco?"
Il maestro Nagi rispose: "Lo scopo del monaco è bagnarsi all'acqua della fonte."
Il monaco rispose: "Oggi credevo di aver raggiunto l'illuminazione nel bagnarmi alla fonte del fiume, ma purtroppo la sensazione è durata solo pochi secondi."
Il maestro Nagi rispose: "Questo è perché tu vuoi risposte, l'ho letto nei tuoi occhi."
Il monaco chiese: "Non è forse il senso di una domanda quello di ottenere una risposta?"
Il maestro Nagi rispose: "no".

Presumibilmente l'illuminazione è tanto più valevole quanto più dura la sensazione di temporanea soddisfazione. Io non la penso così. Io penso che ogni giorno moriamo e rinasciamo moltissime volte, e ogni soddisfazione è sigillata di morte e rinascita, e per questo ha senso, per questo nessuna soddisfazione è temporanea, nessuna emozione ha una durata limitata.

Ikigeshi- Maestro Nagi, una volta raggiunto lo scopo cosa ne sarà della mia vita?
Nagi- Una volta raggiunto lo scopo morirai.

Forse le parole non sono poi lo strumento più preciso per descrivere il mondo.


lunedì 25 aprile 2016

Archetipi 1

Vorrei riportare in vita questo blog, chissà se ci riuscirò. Stavo pensando ai pensatori, così, al pensare. Questa cosa che spesso mi salva, a cui mi aggrappo e senza la quale non saprei che fare. Lo so che sarà pure poco, ma vorrei almeno scrivere una volta al giorno un'idea che ho avuto, o un'osservazione, una di quelle cose che mi possono aver colpito solo al livello della condivisibilità facile, spensierata, naturale, insomma senza troppi intoppi mentali. Mettiamola così: tre capoversi e un'immagine.

A volte mi piace pensare al blocco dello scrittore. Dicono che sia un momento estremamente importante ed estremamente ricco. D'altra parte sto cercando di separare ciò che mi nasce dentro da ciò che mi invade e non è sempre facile. Mi torna in mente 1984 di Orwell, se c'è qualcosa in quel libro è nelle ultime 100 pagine, e nelle ultime 100 pagine c'è moltissimo. Il sistema non ti vuole uccidere, ti vuole inglobare, e ha vinto quando ti ritrovi inglobato senza nemmeno saperlo, pensando anzi di aver compiuto scelte indipendenti e di stare facendo esattamente quello che vuoi fare. Il sistema vuole piacerti. Ti ronza intorno e tu lo scacci, poi quando non c'è ti manca. E' allora che non hai più speranze.

Oggi sono andato a visitare due bar di Brasilia e mi sono fatto una birra in ognuno. Inizialmente mi sono domandato se avessi dovuto invitare qualcuno, ma oramai sono stufo di sradicare la mia fede nella vita, mi sono comportato come avrei voluto. Penso che la vita giri troppo velocemente per fare azioni pensate, e intendo dire vere azioni pensate, architettate fin dall'inizio. Non mi riescono le azioni pensate. Ogni volta che agisco è sempre corpo e magia, e fare qualcosa è una rarità, deriva da una combinazione dell'ispirazione naturale con il tendersi di un arco, e un giorno, un momento capita che so di dover scoccare la freccia, senza averci pensato prima e senza poterci pensare poi: semplicemente il corpo lo sa.

Il corpo deve soddisfare gli archetipi. Non si sopravivrebbe la giornata senza attraversare archetipi formalizzabili. Per fare un esempio banale, non si può stare tutto il giorno sdraiati a letto perché tirarsi in piedi è il primo archetipo irrinunciabile. Per chi è paralizzato o non può alzarsi per qualche motivo, questo archetipo si tradurrà in un balzo di altro tipo, per esempio un balzo della mente, un significativo e misurabile balzo della mente. Per lo stesso motivo ogni parte della giornata ha una personalità. La mattina è pregna di attività fresca e rilassata, il pomeriggio stringe la presa per farti capire che si fa sul serio, la sera è la nostalgia pazza, la disperazione e il ritorno, è dove nasce la felicità.


giovedì 29 gennaio 2015

Poste Italiane

Si prega di digitare un numero casuale.
Attenzione: il numero digitato non è casuale. Si prega di riprovare più tardi.

Se il vostro numero di telefono è l'ordine di un elemento del gruppo di Fischer digitate il tasto 3. Nel caso in cui non conosciate il gruppo di Fischer, si prega di riagganciare.

Digitare il numero corrispondente al più piccolo grado per cui il gruppo di coomologia del pacco che volete spedire non si annulla. Vi ricordiamo che i nostri uffici non distinguono due pacchi tra loro diffeomorfi.

Si prega di preordinare l'insieme delle dimensioni del pacco che volete spedire nel senso lessicografico. Nel caso in cui la relativa associazione non sia funtoriale contattare uno o più dei nostri operatori lineari. Nel caso in cui non conosciate il lemma di Yoneda, si prega di riagganciare.

Nel caso in cui l'anello degli interi del campo quadratico corrispondente alla vostra età non sia a fattorizzazione unica, digitare il tasto 4.

Se l'altezza del pacco espressa in centimetri ha meno di tre divisori primi, digitare il numero di gruppi non ciclici di quell'ordine.

venerdì 10 ottobre 2014

Post-it



Ti succedono cose grandiose.

Non hai fatto niente di sbagliato e non è colpa tua.

Hai colto le occasioni che dovevi cogliere.

Non ti preoccupare.

Ti succedono cose fantastiche.

Credici.

martedì 8 luglio 2014

Capire vuol dire rilassare il corpo

La mente non raggiungerà mai la saggezza del corpo. Ma ci prova ogni giorno, rifiutando l'evidenza ogni giorno, cercando di approssimare il benessere del corpo e simulandolo. Crede di raggiungere cime elevatissime quando capisce qualcosa, ma non sa che capire vuol dire rilassare il corpo. Non vuol dire altro che questo.


giovedì 3 luglio 2014

Ho lasciato facebook.

Sabato ho lasciato facebook. Ho qualche idea sull'utilità che questo comporta.


Abbiamo tutti momenti di vuoto. La nostra disperata umanità cruda, quella di cui non parliamo perché amiamo caricarci di segreti indicibili, affronta i momenti di vuoto di solito cercando il più agitatamente possibile (a meno che non si faccia un'ora e mezza di yoga ogni mattina, in quel caso l'agitazione è moderata) un modo di riempire il vuoto. E riempire i vuoti con facebook è un po' come non godersi un gelato appieno (dico gelato ma potrei fare esempi meno neutrali), è bruciare tutta la creatività in crescita in noi. Perché la concentrazione è sciupata, in facebook ci si muove verso l'assaggiare di qua e di là pensando di avere tante possibilità date dalla quantità di cose che ci si trovano. Non è vero che la quantità di opzioni disponibili dà possibilità. In questa società basata sull'accumulo e sul consumismo la quantità di opzioni ha più che altro l'effetto di occupare il cervello fino al suo limite.


Facebook insinua che quando si ha un'idea è bene pubblicarla anziché approfondirla. Questa è una balla colossale. Il mondo funziona così: ho un'idea, la elaboro, la esploro, la sviluppo, e poi quando e solo quando non ne posso più della quantità di vita che quest'idea mi dà, allora ne seleziono le parti pubblicizzabili e le faccio conoscere al mondo. Ci devo arrivare "da sopra" alla condivisione col mondo. Il mio scopo nella vita non è condividere istericamente esperienze col mondo, il mio scopo nella vita è ascoltarmi, esaminare la mia umanità cruda fino ad esserne repulso (tipicamente questo aiuta a respirare) e poi eventualmente selezionarne e riformularne qualche piccolo assaggio. C'è una grande saggezza nel tenere le cose segrete. Il motivo è semplice: verbalizzare un'esperienza la brucia, la inchioda a un'approssimazione grezza di quello che pensiamo che sia. Perché c'è una differenza abissale tra quello che sta veramente succedendo in noi e quello che pensiamo che stia succedendo, tra quello che stiamo facendo e quello che pensiamo di stare facendo.


venerdì 17 gennaio 2014

Radicchio Tardivo


Ieri ho mangiato radicchio tardivo crudo e radicchio tardivo cotto con avena lenticchie e finocchio. Ci ho messo sopra la salsa di soia e ci sto ancora pensando. Quanto darei per un chilo di radicchio tardivo da divorare e poi ancora, e ancora. Certe verdure in certi momenti sono diaboliche, le mangi una sera e poi hai voglia di loro per quaranta ore a seguire.

lunedì 28 ottobre 2013

Cosa mangio e come vivo

La mattina porridge, cioè pappa d'avena (fiocchi d'avena bolliti nel latte di soia con - volendo - un pezzo di cioccolato fondente) oppure tè coi biscotti grancereale. A pranzo tipicamente ho pasta o riso con sugo di pomodoro e verdure/legumi, oppure zuppa di verdure e cereali (il pranzo lo faccio sempre fuori di casa). Nel pomeriggio dipende ma è consigliabile un frutto di stagione. A cena mi sbizzarrisco perché di solito mangio a casa, per esempio la settimana scorsa mi facevo il cuscus con le lenticchie (bolliti insieme, il cuscus tostato prima, le lenticchie reduci da un ammollo di almeno 8 ore) e gli spinaci (presi freschi naturalmente, non già pronti) - ah per inciso, quando dico "legumi" (per esempio, piselli fagioli ceci lenticchie e soia) non parlo MAI di legumi in scatola, sempre presi secchi e messi in ammollo, e in generale le cose già pronte sono da evitare non dico come la peste, ma da evitare - qualche settimana fa mi ero dato alla combinazione farro-ceci, stessa filosofia: in ammollo e poi a bollire insieme. Naturalmente speziati come si vuole (io metto tra le altre cose curry e curcuma, che mi piacciono molto), solo, a me viene del tutto spontaneo non usare il sale. Ah eviterei brodi di dado, piuttosto farei bollire il sedano (guarda addirittura da solo), se proprio proprio con un po' di sale (il sedano è fantastico). Invece quando faccio saltare in padella il cereale di turno col legume di turno ci metto in mezzo qualche verdura, che sia pomodoro sedano spinaci carote o se mi gira cime di rapa. Quando faccio il riso o il farro o l'orzo (cereali) stile risotto (cioè in padella continuando a mescolare con brodo) se posso incorporo un brodo di cottura, per esempio degli spinaci, anziché un qualcosa di fatto apposta. Poi a braccio pane cracker o gallette con tahin (crema di sesamo) e frutta secca (mandorle e noci, per dire). Come si vede la base di tutto sono la verdura (tutta naturalmente, ma esagerare con la verdura a foglie verdi, che ha il ferro), la frutta (per esempio le mandorle sono una buona fonte di calcio, ma il mondo della frutta è geniale, per un periodo dicevo alla gente che l'avocado mi aveva cambiato la vita), che non possono mancare, e poi le due colonne: i legumi e i cereali (occhio, la parola "cereali" inevitabilmente evoca quelli soffiati o i fiocchi, quelli che si mangiano a colazione - no: per cereali intendo per esempio il grano, il riso, l'orzo, il farro, e cose più esotiche tipo il cuscus o la quinoa). Ho citato il ferro e il calcio perché sono dei punti critici per i vegani, se uno non sta attento o è predisposto gli può capitare di avere seri scompensi. Io non ho mai avuto problemi. L'unica cosa "strana" che faccio è che ogni tanto mi prendo un integratore di vitamina B12, che non è opzionale (qui: è invece opzionale in India dove ci sono tanti vegetariani ma meno igiene e quindi più assunzione di B12) e che si trova praticamente solo negli animali morti. Un'altra cosa che faccio, ma non così spesso, è mangiare tofu. Il tofu è un ottimo, chiamiamolo, sostituto del formaggio, ed è anche buono. E' a base di soia, e la soia è uno dei pilastri della dieta vegana. E' una delle maggiori fonti di proteine insieme al seitan, che non è altro che la pasta del pane a cui è stato sciacquato via tutto l'amido (si può comprare ma si può anche fare, è divertente), in altre parole la parte proteica del grano, cioè il glutine. Il negozio dove mi fornisco di queste cose (tofu e seitan) è Natura Sì. E quando sono in giro i ristoranti/posti dove riesco a trovare cibo (cioè cibo che dà un minimo di soddisfazione) sono due: i kebabbari - non così stranamente - hanno la combinazione falafel-humus che è ottima ma senza esagerare perché le polpette di ceci (il falafel) le friggono, e naturalmente (e qui chiudo in bellezza) i ristoranti indiani. L'India è uno dei pochi posti dove la verdura è un cibo e non un contorno.

sabato 27 luglio 2013

Come si respira!

Sono attratto da questo tavolo. Sarà per la sua logica inevitabile, il suo legame con la terra, il suo resistere alle volatilità dell'uomo. Forse è per la concentrazione che regala a chi lo usa, che può appoggiare gli arti armonicamente senza per forza abbandonarsi a un oggetto che ne polarizzi l'attenzione, con la libertà di guardare fisso nel vuoto senza essere giudicato, e di decidere di restare immobile nonostante quello che un'interconnessione mentale virtuale sedimentata rende ragione cogente di agitarsi e scappare, la pioggia.

I'm attracted by this table. It could be because of its inevitable logic, its link with the earth, its endurance to people's volatilities. It could be for the concentration it gifts to whoever uses it, who can harmonically lean his arms without his attention necessarily getting lost in a specific object, with the freedom of staring at the vacuum without being judged, and of deciding to stay still despite what a sedimented virtual mental interconnection bindingly makes people afraid and willing to run away, the rain.

martedì 23 luglio 2013

Rimozione e malattia organica

Riporto un estratto del libro "Il libro dell'Es" (Georg Groddeck) che mi ha colpito. Il corsivo è mio.

"Provi a pensare a una cosa che Le sta molto a cuore; per esempio, se debba comprarsi o meno un cappellino nuovo, o qualcosa del genere. E ora provi a reprimere improvvisamente l'idea del cappello. Se si era già vista con il cappellino addosso e aveva già pregustato l'invidia delle sue amiche, non Le sarà possibile reprimere questo pensiero senza contrarre i muscoli addominali. Forse anche altri gruppi muscolari saranno coinvolti nello sforzo repressivo, ma certamente non ne saranno esclusi i muscoli superiori dell'addome, in cui anche la minima tensione provoca un irrigidimento. Ne conseguirà inevitabilmente uno squilibrio circolatorio, per quanto lieve e trascurabile possa essere, e questo, grazie ai nervi simpatici, si trasmetterà ad altre parti dell'organismo, e innanzitutto a quelle che si trovano nelle immediate vicinanze, come l'intestino, lo stomaco, il fegato, il cuore, gli organi respiratori. Anche se si tratta di una perturbazione assolutamente minima, essa tuttavia esiste, e coinvolge una quantità di organi, e provocherà subito tutta una serie di processi chimici di cui anche la persona più dotta non capisce un accidente: egli sa solo che questi processi ci sono, e tanto più se si è occupato di psicologia. Ora immagini un po' che questo evento apparentemente trascurabile si ripeta dieci volte nel corso della giornata: è già qualcosa, ma se si verifica venti volte all'ora, ne nascerà un putiferio, una confusione di processi fisici o chimici tale da far rabbrividire. Ora provi ancora ad aumentare l'intensità e la durata dello sforzo; supponga che un simile sforzo debba durare ore e ore, giorni e giorni, inframmezzato da brevi istanti di rilassamento della muscolatura addominale. Le sembrerà ancora inverosimile un nesso fra la rimozione e la malattia organica?"

lunedì 22 luglio 2013

Minigolf

A Bosco Chiesanuova ho visto un bambino al minigolf. Cercava in tutti i modi di fare buca nel vulcano in modo regolare. Dopo una decina di tentativi si è spazientito e ha fatto buca a mano. Questa sua decisione l'ha probabilmente convinto che il problema di fare buca nel vulcano è irrisolvibile.

giovedì 11 luglio 2013

Lazy readings that make me feel like home

As I've been reading Agatha Christie (15 September 1890 – 12 January 1976) a lot, I had the idea of listing the books of her I'm most fond of. I really enjoy reading her books, let's say she gets into my mind and into my way of thinking. Her only weakness is that somehow she wrote for the big public, and I wouldn't consider her work literature whatsoever, as instead are, for example, Doyle's Sherlock Holmes stories. Doyle's every word in every line is very close to the best it could be. Agatha Christie, on the other hand, seems to have rules on the number of words of each novel, which forces her sometimes to fill some holes here and there. Probably the only book she wrote I could consider literature is Curtain, Poirot's last adventure, written in the early 1940's and published in 1975 shortly before her death. The reason is simple: she didn't feel forced in any way as she didn't want to publish it anytime soon. Still I think she was a genius. She put so much strength in the ideas she got that sometimes she manages to get me dizzy and to make me miss the very very simple truth. Unfortunately I cannot be very detailed here, for I don't want to spoil the fun to anyone of you :-)

My favourite Agatha Christie's books so far are the following.

The Mysterious Affair at Styles
Murder on the Links
The Murder of Roger Ackroyd
Peril at End House
Murder on the Orient Express
Taken at the Flood
Third Girl
Curtain

giovedì 4 luglio 2013

L'abisso



Cos'è l'abisso?

Arrivati a uno stato di stratificazione tale da potersi accorgere che si è troppo diversi da un altro per potersi comprendere, l'abisso è accontentarsi delle briciole.

martedì 30 aprile 2013

Su un torneo che ho finito domenica

Mogliano 2013
Turno 1. Tocca al bianco (io). Ho giocato 23.Qg5! e il bianco ha un'iniziativa molto forte. La partita è proseguita 23...Rc7 {non si può 23...0-0 per 24.Nxe6! minaccia matto in g7, 24...Qxe6 25.Bxd5} 24. Bh5+ g6 25. Qf6 Rf8 26. Qxe6+ Qxe6 27. Nxe6 Re7 28. Bg4 Be2 29. Bxe2 Rxe6 30. Rxd5 Be7 31. Bg4 Rb6 32. Bd7+ Kd8 33. Rhd1 Rf2 34. R5d2?! Rxd2 35. Rxd2 Bg5 36. Rd3 Bf4 {è diventata difficile da vincere} 37. e6 Bxh2 38. Rh3 Rd6 39. a3 bxa3?? 40. Rxh2 1-0

Turno 2. Tocca al nero (io). Ho giocato la triste 32...Bf8. Non compromette la partita ma Be7 era molto più attiva. La partita è proseguita 33. Qc6 Qa6 34. Qxa6 Rxa6, fin qua tutto bene, ma dopo 35. Rd8 Rb6? (Rd6! seguita da Rd5) ho perso il finale.

Turno 3. Tocca al nero (io). Non ho avuto il coraggio di analizzare a fondo 26...d5! che vince e ho giocato 26...Qb4?, ora il bianco può equalizzare con Qc3! ma gioca 27. Ne3? d5! 28. Nxd5 Rxd5 {anche 28...Rxc2 29. Kb1 Rb2+ vinceva} 0-1

Turno 4. Tocca al bianco (io). Il momento in cui ho sbagliato. Anziché giocare 25. Qf3 che mantiene la tensione e le minacce, ho giocato la triste 25. Nc4 a cui è seguito 25...Qe2 e il bianco ha vinto grazie alla pressione su g2.

Turno 5. Tocca al nero (io). Sensazionale! L'avversario ha elo 2351. Ho abbandonato in questa posizione che è patta dopo h5! Il nero si mette in stallo e per evitarlo il bianco deve cedere il Ph3. Ci si convince che è patta.

Turno 6. Tocca al nero. Io sono il bianco. Il nero gioca 37...Nf3+ che è un modo opinabile di entrare in un finale senza molte speranze. Il fatto è che poi io sono riuscito a compromettere la vittoria in scarsità di tempo! La partita è proseguita 38. Qxf3 Rxe1+ 39. Rxe1 Qxd4 40. Qxf7+ Kh8 41. Re8+ Rxe8 42. Qxe8+ Kg7 43. Qf7+ Kh6 44. g3?? {Qf3!} Bxg3 adesso è patta, ma ho vinto lo stesso perché l'avversario in scarsità di tempo ha sbagliato.